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L’Italia e il riciclo dei rifiuti speciali

Secondo il rapporto pubblicato oggi dall’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente, Ispra, si legge in un interessante articolo di La Repubblica, “nel nostro Paese aumentano i rifiuti speciali – +5% nel 2014, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati – , ma cresce anche la capacità di smaltimento con il 3,3% in più di rifiuti gestiti.” Così l’Italia, secondo l’Ispra si colloca tra le prime nazioni europee per il riciclo di rifiuti speciali, che vengono smaltiti al 75%, soprattutto se si tratta di rottami ferrosi.

“I rifiuti speciali prodotti in Italia”, prosegue l’articolo, “sono oltre quattro volte superiori a quelli urbani. Nel 2014 sono stati prodotti circa 130,6 milioni di tonnellate di “speciali” a fronte di 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Si registra un consistente aumento nella produzione totale: + 5% tra 2013 e 2014 (oltre 6,1 milioni di tonnellate). All’origine dell’aumento  dei rifiuti speciali non pericolosi le attività di costruzione e demolizione (39,7%) o il trattamento dei rifiuti (27,4)  e delle acque reflue. I rifiuti speciali pericolosi, invece, si mantengono sostanzialmente stabili (+0,3%) e provengono per .il 39% dal settore manifatturiero, seguito dal trattamento dei rifiuti e attività di risanamento ambientale (29,9%) e dal settore dei servizi, del commercio e del trasporto (20,7%). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il 27% circa (935 mila tonnellate) proviene dal settore della metallurgia, seguito della fabbricazione di prodotti chimici (18,4%), di prodotti farmaceutici di base e preparati (12,5%) e dalla fabbricazione di coke e dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (11,5%).”

Nel 2014 sono stati riciclati o smaltiti più rifiuti di quelli prodotti: “in totale sono 133,8 milioni di tonnellate a fronte di una produzione di 130 e rispetto al 2013, come detto, c’è un aumento del 3,3% del quantitativo totale dei rifiuti gestiti. Il modo più comune di riciclare i rifiuti  speciali (62,4%) è di recuperare i materiali utili, per esempio riciclando i metalli, i materiali da demolizione per opere stradali e altro. L’Italia, con il suo 75% di rifiuti speciali riciclati si colloca in buona posizione in Europa, visto che la media Ue è del 45,7% (considerata l’Unione a 28, quindi i Paesi dell’Est dove le buone pratiche ambientali sono ancora da implementare). Meglio dell’Italia fanno la Slovenia (80,3%) e subito dopo Belgio (oltre 73%), Germania (70% circa).”

Che fine fanno i rifiuti. Sono 2,1 milioni di tonnellate i rifiuti speciali avviati a recupero energetico. Tra le risorse più utilizzate, “il biogas (36,3%), seguito dai rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini (33,5%), dal trattamento meccanico di rifiuti (11,1%) e i rifiuti combustibili (6,4%). Sono soprattutto 7 le regioni italiane a trasformare in energia i rifiuti speciali (insieme arrivano al 78,5%): Lombardia (23,3% del totale), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte con (10,7%), Veneto (8,0%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%), Friuli Venezia Giulia (6,5%). Gli impianti di incenerimento attivi  nel 2014, che hanno trattato rifiuti speciali, sono stati 85, di cui 43 destinati principalmente al trattamento di rifiuti urbani.  La gran parte degli inceneritori è localizzata al Nord (51), al Centro sono presenti 11 impianti, al Sud 23.”