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Smart City, molto più di una semplice utopia ma la strada da fare è ancora lunga

Oggi le smart city, in Italia, rappresentano una galassia complessa di progetti più o meno articolati, talvolta ancora da mappare, confrontare e valutare con la necessaria visione d’assieme. Uno strumento utilissimo appare dunque, in questa prospettiva, la nuova piattaforma dedicata dell’Anci, visitabile all’indirizzo: www.italiansmartcities.it. Il fine di questa piattaforma, si legge nel sito dell’Osservatorio Smart City dell’Anci, è quello di raccogliere i progetti e le best practice delle comunità intelligenti, raccontare le innovazioni che stanno realizzando le città e restituire un insieme di attività che stanno funzionando in tutta Italia e che possono diventare un modello. 1227 progetti censiti  (suddivisi in comuni di appartenenza e per ambiti di intervento), quasi 15 milioni di cittadini raggiunti e più di 4 miliardi di euro investiti: questo è quanto emerge dai risultati (aggiornati al 20 gennaio 2016) di due anni di lavoro e di collaborazione tra le amministrazioni locali, l’Osservatorio Smart City e Forum PA. I settori che incidono di più numericamente sono quelli relativi alla mobilità, all’ambiente e alla partecipazione dei cittadini mentre il più finanziato si rivela essere quello dedicato alla pianificazione e alla governance.

«La mappa italiana è ricca di eccellenze ma è frammentata e ancora a macchia di leopardo», dichiara al Corriere della Sera Gianni Dominici, direttore generale di Forum PA. Manca «la volontà di fare sistema e unire ai singoli progetti anche una visione di progetto paese-città». In effetti, a scorrere con attenzione i progetti, l’Italia appare tagliata esattamente a metà: la stragrande maggioranza delle città intelligenti più vicine ai cittadini e più vivibili si trova infatti al Centro-Nord. Milano, Bologna e Firenze sono in testa alla classifica generale City Rate 2015 (l’indagine annuale, realizzata da Forum PA in collaborazione di Openpolis, che può essere letta qui), seguite da Modena, Venezia, Parma, Reggio-Emilia, Trento, Padova e Trieste. La prima città del Sud, Cagliari, si posiziona soltanto al 43esimo posto, seguita da Lecce (54esimo posto) e Matera (58esimo). «Negli ultimi anni molte amministrazioni sono diventate particolarmente attente al tema, ma scontano un divario culturale e politico».

Ma avere ragione e «governare la complessità di una grande città significa creare le condizioni affinché le energie civiche che la compongono non vengano disperse», analizza Paolo Testa, direttore dell’Osservatorio Nazionale Smart City dell’Anci. «A mancare è stata in primo luogo un’idea di città che vogliamo, immaginandone anche il futuro economico», aggiunge Testa. Occorre innescare «una nuova interazione tra cittadini, pubblica amministrazione e imprese. Considerando il cittadino non solo un cliente dei servizi offerti, ma un portatore di idee e competenze. Insomma, mettendosi in ascolto dei suoi bisogni, come già avviene nel mondo anglosassone». Le prospettive per farlo non mancano affatto. «C’è molto di più di quello che ci diciamo nei convegni: dobbiamo lavorare su una standardizzazione delle tecnologie, su una qualità minima dei servizi e sulla definizione condivisa della domanda di servizi. L’importante è non muoversi solo sulla contingenza, ma avere una visione di insieme della città con una prospettiva di 5-10 anni, oltre il singolo mandato elettorale. Ricordando che la smart city è un’opportunità, anche per generare lavoro».

Un ruolo decisivo è senz’altro giocato dall’analisi delle grandi quantità di dati (i big data) che gli enti locali quotidianamente raccolgono nelle forme più varie. Un processo questo, tuttavia, non sempre semplice. «Di big data si parla molto ma non è facile né raccoglierli né saperli interpretare». I più semplici da ottenere, secondo Testa, sono i dati telefonici e quelli relativi alla mobilità, che vanno di pari passo con le attività nei social network, importanti nel determinare e descrivere il rapporto fra cittadinanza e territorio. In Europa e anche in Italia, conclude Della Valle, questo tipo di attività di monitoraggio può rivelarsi più “naturale” e spontaneo che in altri luoghi del mondo: «È vero che in campo tecnico siamo indietro rispetto ad esperimenti di punta come se ne trovano in Asia, ma da noi l’attenzione per il coinvolgimento dei cittadini è sempre stata prioritaria. E, almeno per quanto riguarda le grandi città italiane, siamo all’avanguardia».